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...Pensieri Meridiani...

Simu chjini i cielu_Simu chjini i coluri_Simu comu i jiuri_Simu chjini i veli_Abballamu cu ventu_Simu chjini i mari_Simu comu e navi_Abballamu cu ventu_E quantu suli_Quantu mari_Quantu cielu chi ndavimu...Abballamu cu ventu_Quartaumentata
Poesie
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Updated 12/1/2007
Updated 9/5/2007
Updated 9/4/2007
Updated 9/5/2007
Updated 3/21/2008
Updated 3/8/2008
Updated 2/19/2008
Updated 5/11/2008
July 04

.......


Soffia un vento caldo in Kalafrica, vento di nuovo, vento di vecchio che torna e ci ritenta.
Soffiano venti di guerra del cuore, di guerra di pensieri e sogni...

Il mare dei ricordi è agitato, le onde litigano fra loro scontrandosi.
Il mare del domani è in burrasca, litiga con le ambizioni...

Il fuoco dell’ira brucia la sabbia del tempo.
Il fuoco delle lacrime bagna le mani che cercano...

La terra che calpesto striscia sotto i piedi delle mie incertezze.
La terra è sempre straniera anche quando si percorrono le strade del proprio cuore...

DanaeKlimt

July 03

A presto


Odio quando si dice 'A presto', è un tempo indefinito. Ci sono 'a presto' che durano una vita, anche due se è del caso. Ci sono 'a presto' che rimangono sospesi nel tempo e nello spazio come entià galleggianti, non sai mai se si andranno a fermare da qualche parte, su qualche lancetta e qualche giorno di calendario o se continueranno nel loro vagare inquieto e incollocabile. 'A presto', mi suona come 'ci risentiamoo/vediamo/pensiamo prima o poi'... prima o poi...se ci incontreremo casualmente o se per qualche gioco mentale ci si ritroverà a pensarci, anche solo distrattamente... 'A presto' , potrebbe essere ovunque, in qualunque momento. Aperto a miriadi di possibilità e chiuso a definizioni. Nei film 'a presto' è l'ultima espressione prima del 'THE END'. Stasera non ci sarà un THE END, se  non per questa giornata lunghissima e questa serata ancor più lunga e complicata. Complicata da avverbi di tempo e nomi comuni di città, complicata da sensi di colpa senza motivazione e giustificazioni non richieste, da paure e novità, da avrei voluto/dovuto/potuto ma i cazzi miei non me li so fare neanche per sbaglio. Sono fatta così. Una spugna capace di trattenere per tempi indefiniti, indefiniti come 'a presto', ma che poi rilascia di colpo il suo contenuto....il problema è capire se il piano su cui ho riversato il mio contenuto abbia assorbito almeno qualche goccia di me... A presto...!

Final_dream_by_Animamorta

June 27

mah


Alejandro_Zenker_0318

Non ho niente da dire e migliaia di parole che mi si affollano dentro. In questi giorni ho letto una frase che mi ha dato da pensare, non ricordo più dove, ma suonava così: 'OGGI E' IL DOMANI DI CUI TI PREOCCUPAVI IERI'. Vorrei tanto che la leggesse anche qualcun'altro...
Ho un migliaio di punti interrogativi e pensieri che cercano di farsi spazio tra parole confuse e non dette, tra paure e dubbi di ogni sorta. Si preannuncia un week end non incoraggiante...

June 25

Al-Hallaj

Scivoli tra il cuore e il suo involucro
come le lacrime scivolano dalla palpebra.

Abiti nel mio intimo, nelle profondità del mio cuore,
come le anime abitano nei corpi.

Nulla passa dalla quiete al moto senza che
tu ne sia la causa per vie nascoste.

O luna nuova.


 Pascal Renoux

June 21

Su questa terra

 

Hanno diritto su questa terra alla vita: il dubbio di aprile,
il profumo del pane nell'alba,
le idee di una donna sugli uomini,
le opere di Eschilo,
il dischiudersi dell'amore,
un'erba su una pietra,
madri in piedi sul filo del flauto,
la paura di ricordare negli invasori.

Hanno diritto su questa terra alla vita: la fine di settembre,
una signora quasi quarantenne in tutto il suo fulgore,
l'ora di sole in prigione,
nuvole che imitano uno stormo di creature,
le acclamazioni di un popolo a coloro che sorridono alla morte,
la paura dei canti negli oppressori.

Su questa terra ha diritto alla vita,
su questa terra, signora alla terra,
la madre dei princìpi madre delle fini.
Si chiamava Palestina si chiama Palestina.
Mia signora ho diritto, ché sei mia signora, ho diritto alla vita.

Mahmud Darwish

June 16

Poesia turca


Ho trovato il più caro degli amanti

Ho trovato il più caro degli amanti, questa mia anima Gli
sia sacrificata,
Ho superato il guadagno e il danno, il mio negozio Gli sia
sacrificato.
Sono uscito fuor di me stesso, ho eliminato il pudore dai
miei occhi,
Sono giunto all'unione con l'Amato, il mio dubbio gli sia
sacrificato.
La dualità m'è venuta a noia, mi sono saziato del Signore
dell'Unità,
Ho bevuto il vino del suo dolore, il mio rimedio Gli sia
sacrificato.
La Sua esistenza ci mette in movimento, da essa l'Amato
é venuto fino a noi,
Il mio cuore distrutto si rischiara, il mio mondo Gli sia
sacrificato.
Ho rinunciato a un desiderio senza fine, mi sono stancato
dell'estate e dell'inverno,
Ho trovato il Signore dei giardini, il mio giardino Gli sia
sacrificato.
Yùnus, lo hai detto bene, hai mangiato zucchero e miele,
Ho trovato il miele d'ogni miele, la mia anima Gli sia
sacrificata.

Tratto dal DìWAN di Yùnus Emre  (1241-1320)

shahada

June 14

voglia di gelato

“Sabato pian piano se ne vaaaaaa” si...sabato... se ne va ma non la voglia di gelato alla nocciola e zuppa inglese che qualcuno mi ha fatto venire. Ora...  mi chiedo... mi domando... possibile che quando uno ha voglia di gelato e lo comunica non ci sia mai nessuno che recepisca il messaggio? E non è una questione di avarizia, è un problema di mentalità e conformazione. Spiego. Sono una persona schietta, molto sottile, ma quando ho qualcosa da dire la dico, riesco a dirla, con giri di parole se è necessario, con esercizi di retorica da far impallidire qualunque dotto latino, a parole chiare, ma... capita a volte nella vita di trovarci davanti a persone che pur recependo il nostro intento comunicativo cerchino di eluderlo o di rielaborarlo fino a farci dimenticare cosa volevamo dire o dove volevamo andare a parare. Posso a tal proposito definirmi ‘sedotta e abbandonata’? Parliamoci chiaro, io sono stata sempre profondamente maschilista: noi donnine dovremmo recuperare i nostri bei posti da donnine e fare le donnine; sinceramente non credo sia un gran salto di qualità prendere il posto o emulare degli uomini le cui facoltà intellettive sono piuttosto discutibili. Ultimamente però inizio a ricredermi... il mio docente di ‘teorie e tecniche dei linguaggi audiovisivi’ all’università, oltre a sostenere che la mia generazione si sarebbe dovuta suicidare appena messo il primo piede fuori dalla culla, ci spiegò quali fossero le basi della comunicazione perché questa fosse recepita come tale. Ora... sono giunta alla conclusione che fra uomini e donne ci sia un’abissale differenza nella ricezione. Mi rivolgo a voi uomini che soffrite di una diffusissima malattia ‘parlimanontisentoperchènonmiconvienequellochedici’, che ancora più spesso è accompagnata dal disturbo secondario ma non trascurabile e raramente curabile definito come ‘hocapitocosavuoidiremafacciofintadiesseresordomuto’. Lo capite perfettamente cosa vogliamo dire: se abbiamo voglia di gelato non vuol dire che stiamo andando in ipoglicemia vuol dire ‘invitami a prendere un gelato’; se chiediamo cosa fate stasera non è perché vogliamo per forza raccontarvi cosa faremo con le nostre amiche o chissà chi, magari è un modo carino per invitarvi ad uscire (visto che la maggior parte di voi prima di chiedere ad una donna di uscire, aspetta che questa sia prossima alla menopausa per evitare ‘complicazioni’); se ci mostriamo interessate a voi perché magari ci piacete sul serio, non vuol dire che abbiamo un abito da sposa e due fedi pronte nell’armadio, non tutte abbiamo velleità matrimoniali. Il punto è che mentre magari noi gentil donzelle ci poniamo meno problemi a rischiare, voi uomini ‘coraggiosi’ vi coprite dietro un velo di carta igienica pur di non ammettere che forse se abbassaste la guardia potreste vivere anche voi senza tante paranoie!!! E comunque....HO ANCORA VOGLIA DI GELATO!!!

June 12

tristezza


Un pugno allo stomaco. Diretto. Ben calibrato. Chissà se ci avevi già pensato a come sferrare il colpo. Spero di si. Spero ci sia stata premeditazione. Spero abbia davvero pensato senza cattiveria a come colpirmi in pieno diaframma, togliendomi il respiro e lacerandomi il cuore.

Il dolore passa anche se resta la sensazione del colpo ricevuto, resta la tensione del diaframma che blocca il respiro, costringe il cuore a ricordare e ad uno sforzo immane per continuare a battere senza desiderare di fermarsi a riflettere. Hai costruito un muro, lo rifinisci con cura perché non ci siano crepe d’alcun tipo. Dovevi abbattere il muro che ti opprime il cuore e ne hai costruito uno più alto per evitare di vedere il precedente. Ti difendi con un’armatura di orgoglio e timori.

Non ho scudi per difendermi se non lo sguardo che ti sfugge per proteggere se stesso. Vorrei solo trovare quell’unico mattone che destabilizza il tuo muro...

SentieridamoreMirò

June 10

Mille sentenze indiane

 

"La ferita di una freccia si cicatrizza,
un bosco abbattuto dalla scure ricresce,
terribile è un'aspra parola
la ferita che essa fà non si rimargina"

June 07

Tre consigli


Interiore_Kandinskij
   

   Un giorno un uomo catturò un uccello. L’uccello gli disse: “Non posso esserti utile finchè sono prigioniero. Liberami e ti darò tre preziosi consigli” . L’uccello promise di dare il primo consiglio quando era ancora nelle mani dell’uomo, il secondo quando avrebbe raggiunto il ramo di un albero e il terzo una volta raggiunta la cima di una montagna. L’uomo accettò e sollecitò il primo consiglio. “Se acquisisci qualcosa”, disse l’uccello, “anche se ci tieni quanto la tua vita, non rimpiangerlo”. L’uomo lasciò la presa e l’uccello andò ad appollaiarsi sul ramo. “Non credere mai a cose contrarie al buonsenso senza chiedere prove”, elargì come secondo consiglio. Poi l’uccello volò in cima alla montagna , dalla quale dichiarò: “Oh sventurato! Il mio corpo racchiude due enormi gioielli. Se solo mi avessi ucciso, ora sarebbero tuoi!”. L’uomo si tormentò al pensiero di ciò che aveva appena perso e chiese all’uccello: “Dammi almeno il terzo consiglio!”. “Sei proprio un idiota!” rispose l’uccello. “Sei ancora qui a  chiedermi altri consigli, quando non ti sei nemmeno soffermato per un attimo sui primi due! Ti ho detto di non tormentarti per la perdita di qualcosa e di non prestare fede a cose contrarie al buonsenso. Ed è proprio ciò che stai facendo in questo momento! Ti stai lasciando andare a credere in ridicole assurdità e ti stai tormentando perché hai perso qualcosa! Non vedi che non sono abbastanza grande per contenere due enormi gioielli? Sei uno stupido! Pertanto, continuerai a essere prigioniero degli abituali limiti imposti a ogni uomo”.

Tratto da “I racconti dei dervisci”   Di Hidries Shah

June 01

Buona domenica


Murale

I venti sono del nordDinamismo_Boccioni
i venti sono del sud
il sole sorge in sé,
il sole tramonta in sé,
niente di nuovo,quindi
il tempo
era ieri,
vanità delle vanità.
Alti i templi,
alte le spighe,
se il cielo si abbassa, piove
se i paesi s’innalzano, si spopolano.
Ogni cosa, se supera il suo limite,
si muta un giorno nel suo contrario.   
La vita sulla terra è l’ombra
di ciò che non vediamo

(tratta da Murale di Mahmoud Darwish)

May 31

Buongiorno


Tra le stelle del cielo

oltre le nuvole

lavo via l'angoscia

con tinte della gioia...

(Abdul Majid Abdullah)

 

OrologimolliDalì
(Orologi Molli_ Dalì)

May 26

Buon inizio settimana


Non cercare di fare qualcosa per
colpire tutti
perchè quel che sembra giusto a te
può non apparire giusto
agli altri.

(Hélène Caddy)

Keith Haring

(Keith Haring)

May 24

Quando fu il giorno della Calabria


Quando fu il giorno della Calabria, Dio si trovò in pugno 15 mila Kmq. di argilla. Pensò che con quella creta si potesse modellare un paese per due milioni di abitanti al massimo. Era teso in un vigore creativo, il Signore, e promise a se stesso di fare un capolavoro.
Si mise all'opera, e la Calabria uscì dalle sue mani più bella della California e delle Hawaii, più della Costa Azzurra e degli arcipelaghi giapponesi.
Diede alla Sila il pino, all'Aspromonte l'ulivo, a Reggio il bergamotto, allo stretto il pesce-spada, a Scilla le sirene, a Chianalea le palafitte, a Bagnara i pergolati, a Palmi il fico, alla Pietrosa la rondine marina, a Gioia l'olio, a Cirò il vino, a Rosarno l'arancio, a Nicotera il fico d'India, a Pizzo il tonno, a Vibo il fiore, a Tiriolo le belle donne, al Mesima la quercia, al Busento la tomba del re barbaro, all'Amendolea il lichene, alla roccia l'oleastro, alle montagne il canto del pastore errante da uno stazzo all'altro, al greppo la ginestra, alle piane la vigna, alle spiagge la solitudine, all'onda il riflesso del sole.
Diede a Cosenza l'Accademia, a Tropea il Vescovo, a San Giovanni in Fiore il telaio a mano, a Catanzaro il damasco, ad Antonimina il fango, ad Agnana il lignite, a Bivongi le Acque Sante, a Pazzano la pirite, a Galatro il solfato, a Villa San Giovanni la seta greggia, a Belmonte il marmo verde.
Assegnò Pitagora a Crotone, Orfeo pure a Crotone, Democéde pure a Crotone, Alcmeone pure a Crotone, Aristeo pure a Crotone, Filolao pure a Crotone, Zaleuco a Locri, Ibico a Reggio, Clearco pure a Reggio, Glauco a Reggio, Cassiodoro a Squillace, San Nilo a Rossano, Gioacchino da Fiore a Celico, Fra Barlaam a Seminara, San Francesco a Paola, Telesio a Cosenza, il Parrasio pure a Cosenza, il Gravina a Roggiano, Campanella a Stilo, Padula ad Acri, Mattia Preti a Taverna, Galluppi a Tropea, Gemelli Careri a Taurianova, Manfroce a Palmi, Cilea pure a Palmi, Alvaro a San Luca, Calogero a Melicuccà.
Donò a Stilo la Cattolica, a Rossano il Patirion, ancora a Rossano l'Evangelario Purpureo, a San Marco Argentano la Torre Normanna, a Locri i Pinakes ancora a Locri il Santuario di Persefone, a Santa Severina il Battistero a Rotonda, a Squillace il Tempio della Roccelletta, a Cosenza la Cattedrale, a Gerace pure la Cattedrale, a Crotone il Tempio di Hera Lacinia, a Mileto la Basilica della Trinità, a Santa Eufemia Lamezia l'Abbaziale, a Tropea il Duomo, a San Giovanni in Fiore la Badia Florense, a Vibo la Chiesa di San Michele, a Mileto la Zecca, a Nicotera il Castello, a Reggio il Tempio di Artemide Facellide, a Spezzano Albanese la necropoli della prima età del ferro.
Poi distribuì i mesi e le stagioni alla Calabria. Per l'inverno concesse il sole, per la primavera il sole, per l'estate il sole, per l'autunno il sole.
A gennaio diede la castagna, a febbraio la pignolata, a marzo la ricotta, ad aprile la focaccia, a maggio il pescespada, a giugno la ciliegia, a luglio il fico melanzano, ad agosto lo zibibbo, a settembre il fico d'India, a ottobre la mostarda, a novembre la noce, e a dicembre l'arancia.
Volle che le madri fossero tenere, le mogli coraggiose, le figlie contegnose, i figli immaginosi, gli uomini autorevoli, i vecchi rispettati, i mendicanti protetti, gli infelici aiutati, le persone fiere leali socievoli e ospitali, le bestie amate.
Volle il mare sempre viola, la rosa sbocciante a dicembre, il cielo terso, le campagne fertili, le messi pingui, l'acqua abbondante, il clima mite, il profumo delle erbe inebriante.
Operate tutte queste cose nel presente e nel futuro il Signore fu preso da una dolce sonnolenza in cui entrava la compiacenza del Creatore verso il capolavoro raggiunto. Del breve sonno divino approfittò il Diavolo per assegnare alla Calabria le calamità, le dominazioni, il terremoto, la malaria, il latifondo, il feudalesimo, le fiumare, le alluvioni, la peronospera, la siccità, la mosca olearia, l'analfabetismo, il punto d'onore, la gelosia, l'Onorata Società, la vendetta la vendetta, l'omertà, la falsa testimonianza, la miseria, l'emigrazione.
Dopo le calamità, le necessità: la casa, la scuola, la strada, l'acqua, la luce, l'ospedale, il cimitero.
Ad esse aggiunse il bisogno di giustizia, il bisogno della libertà, il bisogno della grandezza, il bisogno del nuovo, il bisogno del meglio. E, a questo punto, il diavolo si ritenne soddisfatto del suo lavoro, toccò a lui prender sonno, mentre si svegliava il Signore.
Quando aperti gli occhi, poté abbracciare in tutta la sua vastità la rovina recata alla creatura prediletta, Dio scaraventò con un gesto di collera il Maligno nei profondi abissi del cielo. Poi lentamente rasserenandosi disse: "Questi mali e questi bisogno sono ormai scatenati e debbono seguire la loro parabola. Ma essi non impediranno alla Calabria di essere come io l'ho voluta. La sua felicità sarà raggiunta con più sudore, ecco tutto". "Utta a fa iuornu c'a notti è fatta".
Una notte che già contiene l'albòre del giorno.

Ho deciso di postare questo brano di Leonida Repaci non so bene perchè... ma ci stà con come sto adesso...

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